Mamma sei arrabbiata?

Mi sta costando molta fatica scrivere questo post e credo che lo pubblicherò proprio in extremis. Ma devo farlo.
Lo devo a me.
Lo devo ai miei figli.

La rabbia ha sempre avuto una parte molto importante nella mia vita. E mi ha sempre dato fastidio.

Al liceo, quando studiavamo Dante, avevamo stilato un inferno personalizzato della terza G: io ero ovviamente nel girone degli iracondi. Mai mandata giù questa storia.

All’universita ero “la donna più incazzata del mondo”. Ovviamente non sopportavo che mi chiamassero così!

Era terribile: più cercavo di nascondere la mia rabbia e più questa usciva quando meno me lo aspettavo. Ed ero come un fiume in piena, inarrestabile. E quando finalmente mi lasciava in pace, mi lasciava sola, svuotata fino all’ondata successiva.

Ho sempre vissuto la rabbia come qualcosa di estraneo a me, non sono mai riuscita a sentirla mia, a metabolizzarla, non sono mai riuscita a mandarla via. Resta li a sobbollire come la lava di un vulcano, incandescente e distruttiva.

Oggi si è un po’ attenuata, ma neanche tanto. Continua ad esplodere senza che io possa arrestarla o in qualche modo modificarla. O implodo o esplodono. Non trovo altri modi di gestirla.

Attualmente il problema comincia a diventare serio, perché il Malandrino comincia a riconoscere le emozioni e ultimamente (che non sono proprio il ritratto della serenità), mi continua a chiedere (come un ritornello) “Mamma ma sei arrabbiata? ”
Me lo chiede di continuo.
Me lo chiede anche quando non sono arrabbiata.
E mi urta il nervoso.
Proprio come quando mi hanno messo nelgirone degli iracondi.
Ma se allora la domanda che mi facevo era: “Ma come fanno a vedere la mia rabbia, con tutti gli sforzi che faccio per nasconderla?”, oggi mi chiedo “Come faccio a insegnare a mio figlio a gestire la rabbia, se io no lo so fare? ” e “Come faccio ad imparare a gestire questa emozione, per vivere e per far vivere più serenamente la mia famiglia?”.
Ancora non so dare risposta a queste domande, ma come si dice l’importante non è la meta, ma il viaggio. Speriamo che sia vero, perché il viaggio l’ho iniziato tanto tempo fa, con una psicoterapia durata parecchi anni, ma la meta la vedo ancora lontana.

Con questo post partecipo al blogstorming.

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  • Silvia
    lunedì 28 novembre 2011

    Riconoscerla è già un bel passo in avanti, no?
    Anch’io sono una che si incendia facilmente, ma per fortuna sto imparando a controllarmi. Come? Passo ad altro… finché mi fisso su quello che mi ha fatto inc posso non dormirci per notti. L’unico sistema per me è veramente pensare ad altro!

    • francy
      lunedì 28 novembre 2011

      Ma come fai a non sbottare? Voglio dire… io sono come una miccetta: mi dici una cosa, inneschi la miccia e booom, il danno è fatto. Quello che mi vuoi dire è: mi dici una cosa, inneschi la miccia ed io me ne frego e penso ad altro? Ho capito bene? :-)

      • francy
        lunedì 28 novembre 2011

        E scusami sono stata una pessima padrona di casa: benvenuta! :-D E’ solo che l’argomento mi sta molto a cuore…

  • La casa di paglia e l'albicocco
    mercoledì 30 novembre 2011

    Come ti capisco! Io sono esattamente come te! Non la so gestire la rabbia! Soprattutto a scuola con alcune mie colleghe e con i miei genitori… Vorrei anch’io trovare il mmodo per gestirla. Se mi capita di perdere le staffe con mia figlia, e capita però quando sono già arrabbiata per i fatti miai, le chiedo scusa e le spiego perchè sono così irritabile. Spero che lei riesca a capire.
    Francesca

    • francy
      mercoledì 30 novembre 2011

      Anche io spero che il Malandrino riesca a capire… Ma sai, anche lui è molto arrabbiato… e non credo che sia solo per via della Patacca, come mi dicono in molti. Credo che il mio “non esempio” abbia fatto e faccia la sua parte. Che dire? Continuerò a lavorarci e forse riusciremo insieme a trovare una” via di metabolizzazione sicura” che non faccia troppo male nè a noi e nè ad altri.

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