Bambole Waldorf

Quest’estate a Camigliatello, in Sila, sono entrata in un negozio dove vendevano bambole di pezza. Mi sono innamorata di quelle bambole al punto tale che ho deciso che ne avrei fatta una per la Patacca.

Cercando su internet mi sono imbattuta nelle bambole waldorf e l’amore è stato totale. Non so se è per la filosofia che ci sta dietro, non so se è per i materiali con cui e’ fatta, ma mi è venuta una gran voglia di imparare a fare una bambola da regalare alla mia patacca e se la vorrà (perché no?), anche al mio malandrino. Così oggi ho preso appuntamento alla scuola Stainer di Milano ed ho partecipato al loro Laboratorio Creativo. Ho costruito la testa della bambolina che si confeziona per i neonati. E’ una sensazione molto bella manipolare la lana grezza, vedere come tra le mani si delineano i tratti del viso, stabilire le giuste proporzioni. E’ la prima volta dopo anni che creo qualcosa con le mani.  Mi mancava questa sensazione di pienezza, di gusto nel fare qualcosa senza fretta, impiegandoci il tempo necessario..

Il Laboratorio Creativo si svolge nella biblioteca della scuola. E’ composto da diverse mamme che vanno e vengono, senza alcun obbligo di presenza eppure con un impegno che si avverte e si respira. Stanno preparando il bazar di Pasqua e sono in fermento: moltissime idee e poco tempo a disposizione. Ma, nonostante questo, tutto si svolge con tranquillità. Tra una tisana e un pezzo di pizza (gentilmente offerti dalla scuola), si chiacchiera, ci si aiuta, ci si confessa, ci si prende in giro.

Mi ricorda molto quello che chiamavo il “Circolo del Cucito”.
Quando ero piccola e non andavo all’asilo, il pomeriggio a casa di mia nonna era sempre molto interessante. Si riunivano in 5 o 6 donne a cucire, a ricamare, a lavorare a maglia e si chiacchierava , si faceva il caffè, il budino (mm che buono!!). E’ in quei pomeriggi che ho imparato ad infilare un ago, a cucire, a lavorare a maglia e all’uncinetto. In periodi come carnevale ci facevano i vestiti ed io facevo impazzire mia nonna perchè ogni 5 minuti andavo a chiedere “Hai finito?”. Allora lei mi mandava fuori con mio nonno (con mio grande disappunto) e al mio ritorno c’era un vestito imbastito da provare e alle volte anche terminato. Un giorno alla settimana poi il circolo del cucito si trasformava in parrucchiere e allora vedevi bigodini, tinture, phon da tutte le parti. C’era sempre una bella atmosfera in quei pomeriggi e il Circolo del Cucito è uno dei più bei ricordi della mia infanzia. Non avevo mai pensato che avrei potuto ritrovare quell’armonia, quel gusto nel fare qualche cosa da soli e nello stesso tempo insieme. Non avrei mai pensato di poterlo sperimentare a Milano, dove andiamo tutti di corsa.

Come la Lunanuova, il Laboratorio Creativo rappresenta per me una bolla dove ricaricare le pile, dove il tempo si ferma e acquista nuovo valore, dove ritrovo me stessa.

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